una notte a mangiare smania e febbre

Estratto II

“Daniele”: la voce di Rico, stranamente priva di sfumature, ad aleggiare tra il fumo e il vapore dell’acqua calda. “Prendi qualcosa da bere, vuoi?” e la sua mano indica vagamente il lavandino, l’armadietto dei medicinali senza ante, stipato di bottiglie, boccette di pillole, bicchieri sporchi.
Daniele riempie di tequila tre calici da champagne scheggiati, in bilico sul bordo del lavandino e Nicoletta si alza, prende il suo bicchiere, ne consegna un altro a Rico, torna a sedersi. Un brindisi non pronunciato che non ha bisogno di un pretesto e tutti e tre bevono in silenzio. Daniele prende posto su uno sgabello metallico tra la vasca e la parete, versa altra tequila sia a Nicoletta che a Rico, beve un sorso dalla bottiglia, si accende una sigaretta mezza schiacciata trovata in una tasca dei pantaloni.
Rico che fissa il soffitto gonfio di umidità in cerca di qualcosa nei disegni slabbrati dell’intonaco che cade a pezzi e mormora: “Ci sono cose di cui vorrei parlarti... ma non stanotte...”
“Non stanotte”, ripete Daniele e si chiede cosa, ma Rico è così assorto e distante, probabilmente non gli risponderebbe.
Nicoletta butta giù una manciata di pillole insieme alla tequila prima di prendere da terra un frammeto di lametta e aprirsi il polso. Un’offerta, a Daniele. E ha le labbra ancora stirate in un sorriso nero mentre si fa scivolare una mano sotto l’orlo degli slip sporchi di sangue e Daniele si inginocchia davanti a lei.
Rico aggiunge acqua calda, fino a far traboccare la vasca e qualche candela sfrigola, spegnendosi e dice qualcosa ma Daniele non riesce ad afferrare le sue parole, il sangue e la carne di Nicoletta gli ripuliscono la mente da ogni cosa, per un po’ finché non si ritrova di colpo sotto una doccia gelata. E’ ancora vestito, candele che tremolano e singulti di sodio, e Flavia, in piedi nella vasca insieme a lui sotto il getto d’acqua gli offre un capezzolo da mordere per qualche ragione e per qualche altra ragione ride una risata triste che spiegare sarebbe difficile.
La vista ancora annebbiata, Maddalena gli taglia gli abiti di dosso con uno strano marchingegno che un tempo potrebbe essere stata una forbice, Rico lo aiuta a rivestirsi e qualcun altro gli porta una caraffa sbreccata di vino rosso alle labbra, scaglie di febbre nella gola e altro vino per scacciare la tosse che segue. Il frastuono nel loft è impensabile, le casse dello stereo urlano con tutto il fiato che hanno e sul divano, insieme a Alex, ci sono due ragazzini che forse avevano voglia di sentirsi trasgressivi stanotte e non immaginano e Maddalena sussurra a nessuno in particolare: “Rico ne ha trovati altri, Rico... Rico...” Flavia ha le guance rigate di mascara sciolto, forse ha pianto o sta piangendo.
Rico ne ha trovati altri, certo...
“Lo sapete cos’è un Ragazzo Morto?”
E il sangue che incomincia a scorrere è come una promessa mantenuta.

(© Matteo Curtoni 2008)

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